A marzo 2010 la Sezione ha iscritto il suo ultimo
socio, attualmente la Sezione conta 50 soci in regola con l'iscrizione
per l'anno in corso.
Nel sotto menù a fianco ci sono le pagine di alcuni
soci e le loro foto.
28/12/2009 - Consultando un vecchio libro,
"Morire per qualcosa" di Belisario Nardini edito nel 1965 a cura
dell'ANPd'I di Firenze, il Presidente della Sez. di Gorizia Giorgio
Peressin ci segnala che il nostro Labaro può fregiarsi di una
Medaglia d'Argento
(alla memoria) conferita al Sergente Maggiore del 185° Reparto
Arditi Paracadutisti "Nembo" Di
Lena Ettore (fu Giuseppe e di
Selenati Belonia), da Sutrio con la seguente motivazione:
"Comandante di una pattuglia di paracadutisti, impegnata
in duri scontri contro preponderanti nuclei tedeschi sistemati a
difesi di muniti capisaldi, dava ripetute prove di attaccamento al
dovere e di sereno sprezzo del pericolo. Incurante della violenta
reazione nemica, conduceva i propri uomini all'attacco. Ferito non
desisteva dall'azione; colpito una seconda volta da una raffica
avversaria, cadeva sulla posizione tenacemente contesa" Valle di
Mezzo (Sannio), 19 maggio 1944.
"O.M.d'I. Ten. Ferruccio Nicoloso"
"O.M.d'I. Ten. Ferruccio Nicoloso"La
Sezione è intitolata al Ten. Ferruccio Nicoloso, insignito
dell'Ordine Militare d'Italia, compaesano della M.d'O. al V.M. Pier
Arrigo Barnaba che con l'altra M.d'O. al V.M. Alessandro Tandura di
Vittorio Veneto, furono i pionieri del paracadutismo militare
italiano durante il 1° conflitto mondiale nel 1918.
Dal Secolo d’Italia
STORIA DEL PARACADUTISMO
Vari tipi di “ombrelli di seta” vennero collaudati dalle opposte
aviazioni, non solo come mezzo di salvataggio ma anche per il
trasporto di informatori. Con la fine del conflitto il paracadutismo
all’estero diventò uno, sport di moda. In Italia un geniale
inventore,Alfredo Ereno, realizzò ma senza fortuna un modello
Particolarmente evoluto
IN GUERRA LA PRIMA VOLTA
Nel 1918 tre ufficiali italiani si lanciarono in territorio nemico
ALDO GIORLEO
NEL 1914 scoppia la prima guerra mondiale. E’ il momento dei
paracadute: le opposte aviazioni si scontrano nei cieli lungo i
fronti di battaglia e ciascuno dei belligeranti cerca di fornire ai
propri piloti questo strumento di salvataggio.
I francesi sperimentarono dapprima un paracadute con apertura a
molle, l'Hérviène, che si dimostrò poco pratico, quindi realizzarono
un altro modello, il Dangy, rivelatosi anch’esso poco funzionale, e
alla fine si risolsero ad adottare il paracadute inglese Calthrop,
di forma tronco-conica, che veniva fissato all’esterno del velivolo
ed era collegato al corpo dei pilota mediante una lunga fune.
Austriaci e tedeschi, dal canto loro, affidarono la sorte dei piloti
a un paracadute, molto ben riuscito, lo Schmittner.
A partire dal 1916 tutti i piloti di questi quattro paesi ebbero in
dotazione il paracadute. Il primo a usarlo fu un ufficiale
germanico, il tenente Kurt Wieczorec, che il 13 marzo si lanciò da
un pallone frenato nel cielo di Reims. Si trattò d'un esperimento,
ma qualche mese dopo il paracadute salvò per la prima volta la vita
a un pilota, il sottotenente francese Levasseur; il cui aereo si era
incendiato in volo. Sempre in quell'anno, poiché il Calthrop si era
dimostrato troppo ingombrante, in Francia venne sperimentato un
paracadute progettato dal costruttore Bonnel Purtroppo le prove si
conclusero in maniera tragica: i collaudatori Calderon e Spiess
morirono a causa dell'eccessiva velocità di discesa. Tuttavia in
seguito, con le modifiche apportatevi da Mortane, il Bonnet si
rivelò un buon paracadute, felicemente collaudato da Juchmes,
Letourner e Duclos.
Quanto agli italiani; fu soltanto nel 1917 che ebbero in consegna
dagli inglesi un certo numero di Calthrop, ribattezzati Angel
Guardian. Ma i nostri piloti espressero alquanto scetticismo verso
l'ombrello di seta, quasi che, portandolo in volo, risultasse
menomata la loro capacità di “cavalieri del cielo”. Cosicché a
esserne equipaggiati furono gli osservatori dei Genio Aerostieri, i
cui palloni frenati rischiavano di essere colpiti e incendiati dai
velivoli nemici. Un giorno, uno di questi osservatori, il tenente
Hardouin duca di Gallese, volle provare il paracadute e si buttò dal
pallone che dondolava a 1.200 metri d'altezza. Quando toccò
felicemente terra, ebbe una punizione per indisciplina e un encomio
solenne per la dimostrazione di coraggio.
Intanto il paracadute veniva preso in considerazione non solo come
mezzo di salvataggio, ma anche come mezzo di trasporto da usare
nelle missioni di informatori, missioni portate a termine dai
francesi Vedrines, Evrard e Tabuteau, lanciati in territorio
controllato dal nemico, e dai tedeschi von Kossel e Windisch, calati
dietro le linee russe. E gli italiani, in questo campo, non furono
da meno. Nella tarda estate dei 1918 si palesò la necessità di
appurare l'effettiva consistenza di alcuni reparti austriaci che
fronteggiavano il settore della nostra VIII Armata. Vennero chiesti
dei volontari e quattro ufficiali, i tenenti Alessandro Tandura.
Ferruccio Nicoloso, Pier Arrigo Barnaba e Antonio Pavan, si misero a
disposizione del Servizio informazioni dell'Armata, retto dal
colonnello Dupont. I quattro vennero brevemente istruiti.
Il primo a essere impiegato fui, Il 9 agosto, il tenente Tandura,
nativo di Vittorio Veneto. L’aereo era un bimotore da ricognizione
Savoia Pomilio S.P2, nella parte posteriore del quale era stato
ricavato un sedile ribaltabile per mezzo di una leva che veniva
manovrata dal pilota o dall'osservatore, posti a prua del velivolo.
Il paracadutista era perciò costretto a viaggiare con i piedi
penzoloni nel vuoto e con la schiena rivolta alla direzione del
volo, in attesa che il suo sedile venisse ribaltato ed egli
iniziasse la caduta. Il paracadute, racchiuso in un involucro
sistemato sotto la fusoliera e collegato per mezzo d'una fune al
cinturone del paracadutista, si sarebbe aperto a causa della
trazione.
Tandura, che portava con sé abiti da contadino per camuffarsi,
alcune gabbiette con piccioni viaggiatori per trasmettere i messaggi
un cifrario, una pistola e un pugnale, riuscì a fornire ai nostri
comandi - grazie anche all'aiuto della sorella e della fidanzata
preziose informazioni sulla consistenza dei reparti austriaci.
Catturato dagli austriaci fuggi rientrando alla fine nelle nostre
linee non senza aver prima compiuto ardite azioni di sabotaggio
guadagnandosi la Medaglia d'oro al Valor Militare.
Dopo Tandura, toccò a Nicoloso d'essere lanciato, la notte del23
ottobre, in vista della nostra offensiva finale; Purtroppo Nicoloso
atterrò fuori della zona prevista, quella di Osoppo San Daniele
Codroipo, ragion per cui la notte successiva veniva lanciato il
tenente Barnaba, il quale portò felicemente a compimento la
missione. Fu anch' egli decorato di Medaglia d'Oro, mentre a
Nicoloso venne concesso l'ordine militare di Savoia. Quanto al
quarto volontario, il tenente Pavan, egli fu trasportato al di là
delle linee austriache con un aereo Voisin pilotato dal capitano
Gelmetti che riuscì ad atterrare nei pressi di Salice. Piccoli aerei
o idrovolanti furono in seguito impiegati per il trasporto di altri
coraggiosi informatori.
Dal Secolo d’Italia
L’8 agosto del 1918 ebbe luogo la missione che inaugurò, in Italia
l’epopea dei fanti dell’aria
QUEL PRIMO LANCIO
L’epopea del paracadutismo militare o cominciò, come spesso accade
nelle particolari vicende della storia degli eserciti, quasi per
caso
Il fatto d'arme è stato ricordato al raduno a Vittorio Veneto sabato
26 settembre 1998
MASSIMILIANO MAZZANTI
N0N SEMBRAVA una serata fortunata, quella del 9 agosto 1918, nelle
retrovie del fronte del Piave. Una pioggia insistente. a dispetto
della stagione estiva. perturbava il cielo rendendo difficile
l’ipotesi di realizzare una particolarissima missione di volo.
Eppure, a dispetto delle condizioni atmosferiche, i servizi
informazione dell’VIII armata vollero comunque tentare la sorte,
effettuando il primo lancio di guerra della storia del paracadutismo
militare italiano.
E a questo ormai leggendario episodio della fine della prima guerra
mondiale, nell’ottantesimo anniversario del successo delle armi
italiane che l’associazione paracadutisti d’Italia ha dedicherà il
suo ventesimo raduno nazionale, che si apre oggi a Vittorio Veneto e
si concluderà domani.
Il tradizionale appuntamento - con la sfilata delle delegazioni
provinciali dei «parà» in congedo, con la parata dei reparti in armi
della «Folgore» e con gli spettacolari aviolanci vedrà il suo
momento più significativo nella giornata odierna, quando verrà
scoperta una lapide in memoria dell’eroe di quel 9 agosto di
ottant’anni addietro, il tenente Alessandro Tandura, nativo di
Vittorio Veneto.
L’epopea del paracadutismo militare italiano cominciò, come spesso
accade negli eserciti, quasi per caso. Prodotti dagli inglesi
all'aviazione italiana vennero consegnati un certo numero in verità
alquanto scarso, di paracadute «Calthrop», al fine di consentire ai
piloti di salvarsi nell'eventualità dell'abbattimento da parte del
nemico.
Lo scarso numero dei «Calthrop», però, unito alla «tradizione
marinaresca» degli aviatori della prima guerra mondiale (decisi a
seguire fino in fondo la sorte del mezzo a loro affidato), fece sì
che dell'ipotesi di consegnarli a una squadriglia non se ne facesse
nulla. E i paracadute, cosi, finirono nella disponibilità del
servizio informazioni dell'VIII armata, comandata dal colonnello
Dupont.
Dupont non perse tempo: coadiuvato dal maggiore Barker e dal tenente
Wedwood Benn entrambi in forza al 66° Special Air Squadron del Royal
Flying Corps - addestrò al temerario lancio. nel campo di
Villaverla, vicino a Vicenza, quattro giovani ufficiali italiani -
tenenti Alessandro Tandura, Antonio Pavan, Pier Arrigo Barnaba e
Ferruccio Nicoloso al fine dì farli penetrare oltre le linee nemiche
per portare a termine missioni di spionaggio.
Un aereo scelto per la prima missione, quella del 9 agosto, fu un
Savoia Pomilio 2, l'ufficiale appunto Alessandro Tandura. La tecnica
di lancio non era certo delle più rassicuranti. Agganciato un
seggiolino ribaltabile nella parte posteriore del, velivolo, questo,
per mezzo di un cavo d'acciaio azionabile con una leva posta a prua
dell'aereo manovrata dall’osservatore, veniva «sganciato» per
permettere l’eiezione del paracadutista. Il «parà», costretto a
volare coi piedi penzoloni, praticamente all'esterno dei veicolo,
era «imbragato» al paracadute che, però, si trovava materialmente
assicurato nella «pancia» dell'aereo, nella speciale calotta di
alluminio che lo conteneva. L’altitudine programmata per il lancio
fu di 2.500 metri.
Secondo i piani, il primo lancio avrebbe, dovuto portare lo speciale
incursore nei prati di Sarmede, Vicino a Vittorio Veneto, ma, in
realtà quando Tandura atterrò, questo ufficiale fu scelto anche In
considerazione della sua familiarità con la zona che avrebbe dovuto
esplorare, si accorse di essere nei pressi di Antano, una località
ancor più vicina a Vittorio Veneto rispetto a quella programmata.
Tandura riuscì, malgrado il freddo che aveva dovuto sopportare e la
pesante «botta» ricevuta a causa dell'impatto piuttosto brusco, a
compiere tutte le operazioni, anche se gli occorse tutta la notte
per seppellire il «Calthrop», affinché nessuno potesse stabilire
come fosse giunto lì.
Gli ordini di Tandura erano chiari: travestirsi da contadino
mischiarsi alla popolazione rurale di quella campagna e trasmettere
- per mezzo dei colombi viaggiatori che gli erano stati affidati -
informazioni sullo schieramento austro-ungarico per poi rientrare
nelle linee italiane dalle foci del fiume Tagliamento, (all'altezza
dell'Hotel Baglioní) oppure in caso di impossibilità, attraversando
il Piave tra le località di Vidor e Grave di Ciano.
Il giovane tenente andò ben oltre: aiutato dalla sorella Emma e
dalla fidanzata Emma Petterle, portò a buon fine malgrado due
arresti e due rocambolesche fughe che gli risparmiarono un triste
epilogo da prigioniero in Serbia - anche diverse azioni di
sabotaggio che gli valsero la medaglia d'oro al valor militare,
Inoltre, l'Esercito ritenne doveroso premiare anche il valore delle
due giovani donne che aiutarono Tandura nella sua missione,
decorandole di medaglia d'argento.
E i paracadutisti, oggi, non celebreranno solo la medaglia d'oro,
l'eroe di guerra, ma anche e soprattutto il «padre» della loro
disciplina, il «punto di partenza» di quel lungo «filo amaranto» che
per ottant' anni ha significato in Italia senso dei dovere, spirito
di sacrificio, combattimento e gloria: da Vittorio Veneto a El
Alamein, da Anzio fino alle recenti sabbie della Somalia o alle
montagne della ex-Jugoslavia.
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ALBO D'ORO DEI PARACADUTISTI |
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ORDINI MILITARI D'ITALIA
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Generale corpo d'armata ENRICO FRATTINI
·
Generale corpo d'armata GIOVANNI VERANDO
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Generale di divisione medaglia d'oro GOFFREDO TONINI
·
Generale di divisione RICCARDO BIGNAMI
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Generale di divisione GIORGIO MORIGI
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Tenente FERRUCCIO NICOLOSO
MEDAGLIE D'ORO ALLA MEMORIA
·
ANTONIO ANDRIOLO
·
FRANCO BAGNA
·
ROBERTO BANDINI
·
ALBERTO BECHI LUSERNA
·
OTELLO BOCCHERINI
·
BRUNO BUSSOLIN
·
FERDINANDO CAMUNCOLI
·
GIOVANNI GAMBAUDO
·
ITALO GASTALDI
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MARIO GIARETTO
·
MARCO GOLA
·
GIUSEPPE GOZZER
·
RICCARDO GURUZIAN
·
UMBERTO LUSENA
·
GERARDO LUSTRISSIMI
·
SALVATORE MICALE
·
GIOVAN BATTISTA PELTECHIAN
·
DARIO PIRLONE
·
ALDO CAPANNA
·
GIUSEPPE CAPPELLETTO
·
SERAFINO CELLINI
·
GIUSEPPE CESARONI
·
AMELIO DE JULIIS
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CLEMENTE EGHINLIAN
·
LUIGI GALLO
·
CARLO REDDI
·
MARIO RIZZATTI
·
AURELIO ROSSI
·
FABIO RUGIADI
·
COSTANTINO RUSPOLI
·
MARESCOTTI RUSPOLI
·
LUIGI SARTINI
·
GASTONE SIMONI
·
SPOLIDORO RURICH
·
GIOVANNI STASSI
·
ALESSANDRO TANDURA
·
DARIO PONZECCHI
MEDAGLIE D'ORO VIVENTI
·
PIER ARRIGO BARNABA
·
FERRUCCIO BRANDI
·
ENRICO CIRILLO
·
LEANDRO FRANCHI
·
GIUSEPPE IZZO
·
OMERO LUCCHI
·
CILINIO MISSERVILLE
·
LEONIDA ORTELLI
·
NICOLA PISTILLO
·
DONATO SANITA'
·
GIOVANNI STARACE
GIANFRANCO PAGLIA
DECORAZIONI AL VALOR MILITARE
CONCESSE AI PARACADUTISTI
MEDAGLIE D'ARGENTO 424
MEDAGLIE DI BRONZO 464
CROCI DI GUERRA 536 |
MOTIVAZIONE DELLE MEDAGLIE D'ORO AL V.M.
AI REGGIMENTI DELLA "FOLGORE"
DIVISIONE "FOLGORE"
Medaglia d'Oro al V.M.
al 186° reggimento fanteria
paracadutisti "FOLGORE"
al 187° reggimento fanteria paracadutisti "FOLGORE"
al 185° reggimento artiglieria paracadutisti "FOLGORE"
«Reggimento Paracadutisti della gloriosa
divisione "Folgore" in unione alle aliquote divisionali ad esso
assegnate, per tre mesi, senza soste, si prodigò valorosamente in
numerose azioni offensive e difensive stroncando sempre l'impetuosa
avanzata del nemico enormemente superiore per numero e per mezzi.
Nell'epica battaglia di EL ALAMEIN, stremato per le perdite subite,
cessato ogni rifornimento d'acqua, viveri e munizioni, con la fede
che solo il più sublime amor di Patria può generare, respingeva
sdegnosamente, al grido di "Folgore!" ripetuti inviti alla resa,
dimostrando in tal modo che la superiorità dei mezzi poteva
soverchiare i Paracadutisti d'Italia, piegarli mai. Attraverso
innumerevoli episodi d'eroismo collettivi, ed individuali, protraeva
la resistenza fino a totale esaurimento di ogni mezzo di lotta
imponendosi al rispetto ed all'ammirazione dello stesso nemico
scrivendo così una delle pagine più fulgide di valore per l'Esercito
italiano».
AFRICA
SETTENTRIONALE 22 luglio - 12 ottobre 1942
BATTAGLIA di EL ALAMEIN 23 ottobre - 6 novembre 1942
|
CITAZIONI DEL LORO VALORE |
|
“Gli Italiani si sono battuti
molto bene. La Divisione Paracadutisti Folgore ha resistito al di là
di ogni possibile speranza” |
Radio Cairo – 8/11/1942 |
|
“La resistenza offerta dalla
Divisione Paracadutisti Folgore è invero ammirevole” |
Radio Cairo – 11/11/1942 |
|
“La resistenza opposta dai resti
della Divisione Folgore è stata ammirevole” |
Reuter Londra – 11/11/1942 |
|
“Gli ultimi superstiti della Folgore
sono stati raccolti esanimi nel deserto. La Folgore è caduta con le
armi in pugno” |
BBC Londra – 3/12/1942 |
|
“Dobbiamo davvero inchinarci davanti
ai resti di quelli che furono
i LEONI DELLA FOLGORE” |
BBC Londra – Discorso del 1° Ministro
Churchill alla camera dei comuni |

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FRA SABBIE NON PIU' DESERTE SONO QUI
DI PRESIDIO PER L'ETERNITA' I RAGAZZI DELLA
FOLGORE
FIOR FIORE DI UN POPOLO E DI UN ESERCITO IN ARMI. CADUTI
PER UNA IDEA, SENZA RIMPIANTI, ONORATI DAL RICORDO DELLO
STESSO NEMICO,
ESSI ADDITANO AGLI ITALIANI, NELLA
BUONA E NELL'AVVERSA FORTUNA IL CAMMINO DELL'ONORE E
DELLA GLORIA.
VIANDANTE, ARRESTATI E RIVERISCI.
DIO DEGLI ESERCITI ACCOGLI GLI SPIRITI DI QUESTI RAGAZZI
IN QUELL'ANGOLO DEL CIELO CHE RISERBI AI MARTIRI E AGLI
EROI.
Scritte dal Ten.Col. Alberto Bechi
Luserna, Medaglia d'Oro, caduto per la Patria
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